martedì 25 agosto 2015

La Cassazione pignora lo Stato per la sua lentezza

Necessita riflettere e sperimentare forme di lotta, di petizioni, ecc. per incominciare a sollecitare la burocrazia al fine di rispettare i diritti dei Cittadini.

Via libera al pignoramento dei fondi del Ministero della Giustizia in forza di un titolo esecutivo che segue la condanna al pagamento dell’indennizzo per la lunghezza dei processi, come previsto dalla legge Pinto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6078 del 26 marzo 2015, fa scattare il semaforo verde per la confisca presso la Banca d’Italia dei fondi Irap, Irpef e simili in favore dei creditori dello Stato.
IL FATTO
G.B. convenne in giudizio il Ministero della Giustizia esponendo di avere promosso atto di pignoramento presso terzi sottoponendo ad esecuzione forzata somme detenute dalla Banca d’Italia, quale Tesoriere Provinciale dello Stato di Reggio Calabria, per conto del Ministero della Giustizia.
Precisò che il titolo esecutivo nasceva dal provvedimento di condanna giudiziale del Ministero della Giustizia al pagamento della somma di € 10.000,00 per equa riparazione da irragionevole durata del processo.
Il Ministero propose opposizione agli atti esecutivi sostenendo che la forma del pignoramento presso terzi non poteva essere utilizzata.

Il Tribunale accolse l’opposizione proposta dal Ministero e dichiarò la nullità del pignoramento presso terzi.
Nel ricorso per cassazione, G.B. censura la decisione del giudice di merito per violazione dell’art. 1-ter del D.L. 16 settembre 2008 n. 143 convertito in legge 13 novembre 2008, n. 181 (che ha esteso la disciplina sui pignoramenti da eseguirsi nelle forme di cui all’art. 1 del D.L. 25 maggio 1994 n. 313, anche ai fondi del Ministero della Giustizia precedentemente dichiarati impignorabili).
LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato da G.B. Sul punto, la legge n. 89 del 2001 ha introdotto nell'ordinamento italiano la possibilità di ricorrere alle Corti territoriali per ottenere la c.d. “equa riparazione” per l’irragionevole durata del processo.

La finalità della c.d. legge “Pinto” era quella di evitare che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fosse adita direttamente.
Lo Stato Italiano, però, condannato ripetutamente, oltre che dalle Corti di merito, anche dalla Corte di Giustizia Europea, continua a frapporre ostacoli di ogni tipo alla reale riparazione del danno causato alla vittima della violazione del par. 6 della Carta dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali nonché dell’art. 2 della legge n. 89/2001 (queste le norme che sanciscono il diritto di ogni individuo ad un processo sollecito).
In sostanza, attraverso la c.d. dichiarazione di impignorabilità dei beni appartenenti al Ministero della Giustizia, l’esecuzione dei decreti di condanna è praticamente impossibile.
L’art. 1, comma 1348, della legge n. 296/06 ha dichiarato impignorabili alcuni fondi di proprietà del Ministero della Giustizia.
Sono stati, pertanto, pignorati nelle forme dell’espropriazione forzata presso terzi, fondi diversi da questi, non ricompresi nella previsione normativa.
Successivamente, interviene l’art. 1-ter del D.L. 16 settembre 2008 n. 143 convertito in legge 13 novembre 2008 n. 181 – che ha esteso la disciplina sui pignoramenti da eseguirsi nelle forme di cui all’art. 1 del D.L. 25 maggio 1994 n. 313, anche ai fondi del Ministero della Giustizia precedentemente dichiarati impignorabili.
E’ bene ricordare che la Corte di Strasburgo ha sancito il principio di civiltà secondo cui lo stato membro è obbligato a stanziare le somme destinate alla soddisfazione del creditore senza frapporre ostacoli, pena l’ulteriore violazione dell’art. 6 della Convenzione per mancata esecuzione della sentenza interna che accerta il diritto di credito dell’individuo nei confronti dello Stato (Sezione IV, 19 giugno 2007, ricorso n. 19981/02).
La Corte Costituzionale, poi, con le due pronunce n. 348/2007 e 349/2007 ha definitivamente affermato che le leggi interne contrarie alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sono incostituzionali e rispetto ad esse va sollevata questione di legittimità.
Peraltro, la Costituzione Italiana ha pienamente recepito i trattati internazionali e, pertanto, ove la legge italiana vi si ponga in insanabile contrasto, essa deve essere disapplicata, ovvero dichiarata incostituzionale.

La violazione del diritto alla ragionevole durata del processo è particolarmente grave e odiosa, come il mancato rispetto della Carta dei diritti dell’Uomo, ed è di pari rango alla tortura, alla negazione della libertà di stampa e di espressione, all'impedimento dell’esercizio dei diritti civili etc.
La Corte Europea (sentenza del 31 marzo 2009) ha espressamente sottolineato, respingendo la tesi del Governo, che non si può chiedere ad un individuo, che ha già fatto ricorso alla c.d. legge Pinto per ottenere un indennizzo per la durata eccessiva del processo, di presentare un nuovo ricorso se la sentenza di condanna non viene eseguita in tempi rapidi.
Con detta pronuncia, la Corte Europea ha ulteriormente condannato lo Stato Italiano perché le sentenze emesse in forza della legge “Pinto”, non solo non vengono eseguite, ma vengono ostacolate con mezzi francamente inaccettabili.
Non è consentito al giudice emettere nuove norme, pena il superamento della divisione dei poteri che vede nel Parlamento l’unico organo legislativo dello Stato.
Pertanto, i fondi del Ministero della Giustizia, comunque diversi da quelli tassativamente indicati dall’art. 1 del D.L. n. 143/08, sono liberamente pignorabili.
Fra l’altro, si precisa in sentenza, non è applicabile a questo caso l’attuale disposizione dell’art. 5-quinquies della legge n. 89 del 2001, che prevede la modalità di pignoramento diretto, vale dire nella forma dell’espropriazione diretta presso il debitore, attraverso atto notificato al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione. Infatti, la disposizione è entrata in vigore in data 9 aprile 2013, ai sensi dell’art. 13 del decreto legge n. 35 del 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 dell’8 aprile 2013 e non ha efficacia retroattiva.
La Cassazione chiude la vicenda accogliendo nel merito il ricorso della cittadina e avviando il pignoramento presso la Banca d’Italia.


lunedì 10 agosto 2015

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.

In questo periodo estivo molti animali domestici vengono tristemente abbandonati.
Essi non sono giocattoli del tipo usa e getta. 
La citazione di Gandhi deve fare riflettere in quanto la nazione ed il suo progresso morale è costituita dai Cittadini, da coloro che con i propri comportamenti ed azioni contribuiscono in positivo o, spesso, in negativo.
Ma necessita anche trasferire tale riflessione ai disabili ed alle persone anziane, spesso succubi indifesi dei diritti negati.
Per molti le vacanze non esistono, anzi sono sinonimo di grande tristezza.
Allora che la politica si dia finalmente una forte scossa per rendersi conto che necessita riconoscere i diritti a tale tipologie di Cittadini, garantendo anche la totale accessibilità.
Tutto ciò che è divertimento, conoscenza, cultura, ben-essere deve essere prioritario nei confronti di coloro che soffrono la propria "condizione", il proprio stato di essere umano, quindi Cittadini di una nazione.
Poche righe che vogliono evidenziare criticità molto spesso dibattute e perorate, ma il Volontariato NON VA IN FERIE... perché esiste tanta gente che soffre e che ha bisogno di aiuto. 

giovedì 30 luglio 2015

Palermo non educa, anzi...

Da mondo Solidale leggiamo che il Festival della città educativa continua a dare i suoi frutti.
Sul piano amministrativo la Giunta comunale di Palermo, lo scorso 28 luglio, ha approvato un Atto di indirizzo in cui fa proprio il Progetto di Città Educativa elaborato nel corso del Festival e nel quale, inoltre, prevede degli interventi per la creazione di una Segreteria permanente e di un Laboratorio per l'elaborazione partecipata di un Piano per l'Infanzia e l'Adolescenza a Palermo.

Abbiamo partecipato al Festival ed alle varie fasi, ma purtroppo abbiamo constatato che non esiste la metodologia della concretezza, attraverso la quale si offrono esempi, buone prassi, assimilabili facilmente dai cittadini di giovane età.
La città è in totale abbandono e quello che maggiormente ci rattrista è osservare che in prossimità degli Istituti scolastici (spesso anche all'interno) esiste la massima incuria e trascuratezza.
Abbiamo attivato un gruppo denominato "i marciapiedi ignorati di Palermo" nella speranza che le nostre segnalazioni venissero recepite.
A parte altri gruppi che segnalano inadempienze, abbandoni di monumenti ed incurie, è offensivo per i Cittadini transitare per i marciapiedi (anche le strade) ed osservare il degrado totale.
Erbacce, piante infestanti ed invadenti in quanto nessuno obbliga e/o punisce i proprietari.
L'immondizia regna sovrana, ma le giovani generazioni cosa vedono? cosa imparano? come si comporteranno nel futuro?
Abbiamo trasmesso alcune segnalazioni che sono state ottemperate. Partecipiamo alla Rete Palermo pulita prioritariamente per restituire spazi ai Cittadini e spronare al rispetto dell'ambiente ed incentivare la raccolta differenziata, ma sono piccoli gesti, piccole iniziative che non possono risolvere le problematiche e le criticità di una città che dovrebbe educare.
Basterebbe che chi amministra, congiuntamente a tutta la struttura burocratica, procedesse per Palermo a piedi... non importa se nelle zone centrali od in periferia.


lunedì 20 luglio 2015

EGOISMO, SOLIDARIETA', CONDIVISIONE PER UN MONDO MIGLIORE


Pochi minuti per leggere e poi trasferire questa "favola" ai Cittadini ed ai politici.
 C'era una volta un vagabondo che aveva molta fame. Dopo tre giorni di digiuno, giunse in un villaggio. Purtroppo quello era il villaggio più meschino dell'intera regione. Gli abitanti avevano le dispense piene e i piatti sempre vuoti: non invitavano mai nessuno.

«Bisogna risparmiare» ripetevano. «Non si sa mai, può capitare un amico all'improvviso». Ma, a dir la verità, avidi e avari com'erano, nessuno di loro aveva amici. Toc, toc, toc. Il vagabondo bussò alla porta della prima casa.

«Chi sei? Cosa vuoi?» strillò una voce «sicuramente vuoi qualcosa gratis, no? Vattene, non ho niente da darti! Non ho niente da buttar via, io!».

Il vagabondo provò alla casetta vicina. Ebbe la stessa risposta.

Così di casa in casa. Bussò infine alla porta della casa del sindaco, affacciata sulla piazza del villaggio.

«Volevo solo chiederle un po' d'acqua» disse sorridendo al volto astioso che fece capolino, «sto per cucinare una deliziosa zuppa di pietra».

La fessura della porta si allargò: «Hai detto zuppa di pietra?».

«Sì» fece il vagabondo con fare innocente «posseggo una pietra magica, ho solo bisogno di un po' d'acqua». Il sindaco brontolò ma arrivò con un secchio d'acqua.

«Com'è gentile lei», sussurrò il vagabondo, «non vorrebbe farmi compagnia? Non per vantarmi, ma dicono che la mia zuppa di pietra sia la migliore del mondo.Non avrebbe una pentola un po' grande?»

«Io non ne ho mai sentito parlare», borbottava il sindaco, ma prese il paiolo più grosso che aveva e lo porse al vagabondo, che accese un fuoco in mezzo alla piazza, tirò fuori dalla bisaccia una grossa pietra, la pulì ben bene e poi la mise nella pentola.

In un attimo, la notizia della pietra miracolosa che bolliva in piazza fece il giro del villaggio. Quasi tutti gli abitanti formarono un cerchio intorno al vagabondo e alla sua pentola.

«E mangerai quella roba?» chiese una ragazzina, facendo una smorfia.

«Hai ragione» disse il vagabondo. «La zuppa di pietra è molto più buona con una cipolla, ma dovrò accontentarmi». Un attimo dopo una mano porse una piccola cipolla.

«Grazie, signora» disse il vagabondo. Aggiunse la cipolla e assaggiò il brodo. «Mmm, deliziosa». La gente lo guardava con occhi sempre più increduli.

«Capisco cosa state pensando: la zuppa di pietra è ottima specialmente con le cipolle e con una manciata di fagioli, ma io mi accontento...».

Un ragazzino arrivò trafelato con un mastellino colmo di fagioli.

«Li accetto volentieri, se mangi con me» disse il vagabondo versando i fagioli nella pentola. Le massaie guardavano accigliate la zuppa arricciando il naso.

«Ah, lo so cosa state pensando», disse il vagabondo, «tutte uguali voi signore, la zuppa non vi piace se oltre ai fagioli e alla cipolla non ci sono anche dei funghi...»

«Ce li metto io i funghi!» esclamò la signorina Parsimonia, la maestra. Corse a casa e tornò con un cestino di funghi che andarono a raggiungere la cipolla e i fagioli.

«Oh naturalmente è un po' pallida» si scusò il vagabondo. «È la carne che dà quel bel colore alla zuppa, oltre alla cipolla e ai funghi».

«Carne! Carne!» esclamò il macellaio anche lui eccitato all'idea di mangiare la zuppa di pietra.Andò a prendere un bel pezzo di carne e qualche metro di salsiccia, che fecero la fine degli altri ingredienti.

Il vagabondo assaggiò. «Una patata e una rapa o due la renderebbero degna di un re!»

«Oh sì, sì, le patate! E le rape!». A questo punto le signore si rimboccarono le maniche, una di esse scavò furiosamente nell'orto tirando fuori le patate e le rape. «Se volete favorire, portate piatti e cucchiai...» disse cordialmente il vagabondo. «E anche una tovaglia!» aggiunse.

«Ma non ci vuole anche un po' di sale?» suggerì un'altra e corse a casa a prendere il sale. La ricca zuppa ormai sobbolliva nella pentola: cipolla e fagioli e funghi e carne e patate e rape... per non dire della pietra. L'odorino faceva venire l'acquolina in bocca. Il fornaio corse a prendere una dozzina di croccanti forme di pane, altri portarono formaggio e l'oste arrivò con una damigiana di vino nuovo.

Alcune massaie portarono deliziose crostate di mele.

Fu stesa una grande tovaglia in mezzo alla piazza, tutti si accomodarono e il vagabondo riempì i piatti con la zuppa fumante e profumata. Mangiarono tutti in allegria e, grazie al vino, finirono cantando a squarciagola.

«Oh, questo è il miglior pranzo che ho mai fatto in vita mia!» gongolò il sindaco quando ebbero finito. «Quella tua pietra è davvero straordinaria».

«È tutta vostra, cari amici, ve la regalo» disse il vagabondo.

«Cosa? Davvero ci regali la pietra magica?» dissero gli abitanti del villaggio, con gli occhi lucidi. «Potremo ritrovarci a mangiare e far festa insieme altre volte con la zuppa di pietra. E non ci costerà un soldo!».

«Eh, già» fece il vagabondo infilandosi la giacca «però ricordatevi di aggiungere un po' di sale e cipolla e fagioli e funghi e un po' di carne...».

«Non lo dimenticheremo di certo».

«In realtà, ho notato che queste piccole aggiunte rendono la zuppa più buona», concluse il vagabondo prima di riprendere il cammino.

 In realtà, la pietra che viene «bollita» per fare la zuppa è l'egoismo

degli abitanti del villaggio. Grazie al semplice e acuto trucco del vagabondo,

il villaggio ritrova unità e comunione.

mercoledì 1 luglio 2015

"Segnaletica pedonale fantasma" ma la VITA vale molto di più

Siamo stati stimolati da un articolo apparso su superando.it (http://www.superando.it/2015/06/30/la-segnaletica-fantasma-di-roma-e-altrove)
al fine di richiamare l’attenzione su tale problematica che trafigge ns. città di Palermo.  
«È il ritratto dell’abbandono e della trascuratezza. In alcuni punti è completamente cancellata, in altri sbiadita, a causa del disinteresse e dell’incuria. C’è chi la definisce “fantasma” e chi la vede come l’ennesimo emblema del degrado che caratterizza Roma di questi tempi. È la segnaletica stradale orizzontale, fatta di strisce invisibili, cancellate dal tempo, dimenticate dagli automobilisti e dai pedoni, costretti ad attraversare ovunque, senza regole. E soprattutto dimenticate dalle Istituzioni, sempre più impegnate a ripetere il ritornello della mancanza dei fondi e sempre meno dedite alla ricerca di soluzioni».

Non siamo diversi da Roma (non è ne vanto ne paragone). Abbiamo già segnalato che necessita anche la segnaletica verticale, in particolare in presenza di scuole e di uffici. E’ pur vero che automobilisti, motociclisti e ciclisti hanno difficoltà a vedere la segnaletica orizzontale anche per effetto del riverbero solare e/o del manto stradale traslucido, ma ciò significa rendere la segnaletica efficiente.
Abbiamo anche segnalato l’inciviltà di molti nel parcheggiare sulle strisce pedonali, non curandosi di disabili, anziani, genitori con passeggini che devono rischiare la propria incolumità, procedendo sulla strada (del resto le sanzioni non esistono).

Ancora troppe persone vengono investite sulle strisce pedonali che dovrebbero essere il luogo in cui si ha la possibilità di passare a piedi da un parte all’altra della strada in totale e assoluta sicurezza. Numerosi passaggi pedonali, però, sono mal concepiti o in uno stato di cattiva manutenzione con una verniciatura non rifatta, scarsamente illuminati e posti in posizioni discutibili o addirittura fuori norma. A questo proposito, in Ticino, negli ultimi anni, è stato eliminato il 20 per cento dei passaggi pedonali poiché non rispettavano più le attuali norme di sicurezza. Inoltre, grazie alla tecnologia, per facilitare gli attraversamenti sono stati adottati diversi accorgimenti e sistemi elettronici sulle nostre strade come le strisce, i cartelli, le colonne e i paletti luminosi e sono stati realizzate anche delle isole spartitraffico come aree di sosta in mezzo al passaggio pedonale. Tra le misure, oltre alla speciale segnaletica che s’illumina, vi sono poi ancora le zone a 30 km orari, le zone a 20 km orari e gli arredi urbani con strisce rosse. Nella consulenza ci soffermiamo, con l’ing. Carlo Panzera, responsabile dell'Ufficio cantonale della segnaletica stradale e degli impianti pubblicitari del Dipartimento del territorio, sui criteri che stanno alla base della realizzazione o della cancellazione dei passaggi pedonali sulle strade e della loro idoneità e conformità.

Tutti sanno, Amministrazione locale in testa, che esiste un regolamento sulla segnaletica pedonale con precise indicazioni e caratteristiche, ma non è per nulla applicato.
Mancano i fondi… e le vite umane?





lunedì 29 giugno 2015

Inaugurato l'Ufficio del Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della città di Palermo. E' l'inizio

Oggi, alla presenza del Sindaco Leoluca Orlando, degli Assessori Barbara Evola, Agnese Ciulla, Luciano Abbonato, del presidente del Consiglio comunale Salvatore Orlando, delle Autorità Locali, del Volontariato e di Rappresentanti del CeSVoP, è stato inaugurato l'Ufficio del Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della città di Palermo.
Il Sindaco Orlando, ricordando che i locali sono un bene confiscato alla criminalità organizzata, tra l’altro ha affermato che quanto prima avranno vita le Consulte Cittadine e la prima sarà quella dei Disabili in onore del compianto e stimato Salvatore Crispi, presidente del Coordinamento H.
Il Garante  Sig. Pasquale (Lino) D' Andrea è stato nominato dal Sindaco secondo il regolamento approvato dal Consiglio Comunale. Lo stesso, affermando che la creazione dell’Ufficio è solo l’inizio di un percorso da intraprendere, ha lamentato la stasi burocratica della Regione Siciliana che da più di un anno non finanzia progetti a titolarità della 285, legge 28 agosto 1997.
Gli Assessori Evola e Ciulla hanno ricordato come l’iniziativa di “Palermo Città educativa” è stata anche un trampolino di lancio, oltremodo positivo e partecipato, per consolidare la necessità e la volontà di istituire il Garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Il Movimento dei Cittadini Sicilia ha desiderato presenziare in quanto è proprio dall’infanzia e dall’adolescenza che si creano i presupposti per divenire veri CITTADINI e quindi vivere in una città migliore o quanto meno NORMALE.

Il Garante durerà in carica quattro anni ed opererà a titolo gratuito.  Affronterà i compiti previsti dall'art.3 del Regolamento approvato dal Consiglio Comunale (sito del Comune di Palermo - Statuto e Regolamenti - Area tematica Cittadinanza sociale.
L’Ufficio del Garante riceverà nei giorni di lunedì, martedì e giovedì dalle ore 9,30 alle ore 12,30 presso la sede in via Catania n. 146.

Recapiti telefonici 091.7404180 e 091.7404181.

sabato 27 giugno 2015

Presentato l’8° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2014-2015.

vent'anni esatti dal primo Rapporto sullo stato di attuazione della CRC, inviato dall'Italia al Comitato ONU per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, “il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato. Il Gruppo CRC con la pubblicazione dell’8° Rapporto di aggiornamento prosegue il monitoraggio dell’attuazione in Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) e dei suoi Protocolli Opzionali, intrapreso a partire dall'elaborazione del 1° Rapporto Supplementare nel 2001. In questi quindici anni di lavoro il Gruppo CRC ha pubblicato otto Rapporti di aggiornamento annuale e due Rapporti Supplementari che sono stati inviati al Comitato ONU per contribuire insieme al Rapporto governativo all'analisi dello stato di attuazione della Convenzione in Italia. La pubblicazione annuale testimonia la costanza e l’impegno assunto dalle 90 associazioni nel garantire un aggiornamento puntuale dell’attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti nel nostro Paese. In vista dell’imminente adozione del IV Piano Nazionale Infanzia il Gruppo CRC auspica che i contenuti del Rapporto possano arricchire il suddetto Piano e contribuire alla definizione delle azioni necessarie.
leggi o scarica il rapporto: